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G A Bécquer - Le Nostre Parole

In questa settimana, altre Nostre Parole sono girate nelle nostre testoline.
È, infatti, in preparazione una sorpresina che rinfrescherà un po' il blog, che comincia a diventare "vecchiotto".

Parlando di vecchiaia, oggi abbiamo voluto riflettere su questa poesia (rima 7) di Bécquer, un poeta romantico spagnolo.

Dal salone nell'angolo oscuro
dalla sua padrona forse dimenticata,
silenziosa e coperta di polvere
si vedeva l'arpa.

Quante note dormivano nelle sue corde
come l'uccello dorme nei rami, 
aspettando la mano di neve
che sapesse darle vita!

Ahi! Pensai quante volte il genio
così dorme in fondo all'anima, 
e una voce, come Lazzaro, aspetta
che gli dica: "Alzati e cammina!"

La bellezza di questa poesia è diversa da quella dell'altra volta. 
La prima strofa crea una sorta di suspense incredibile. 
Solo leggendo quattro versi, ti trovi già immerso in un ambiente in grado di chiamare l'attenzione di noi che leggiamo in mezzo secondo!

Per non parlare, poi, della metafora della seconda strofa.
L'uccello che dorme sui rami, le note che riposano sulle corde... entrambi che stanno aspettando qualcuno o qualcosa che li svegli.
Chi è artista, o anche solamente blogger, sa che l'ispirazione è fondamentale.

Quando una parola, un'immagine, una frase, un suono, riescono a svegliare il nostro interesse, a farlo "alzare e camminare", il "genio che dorme in fondo all'anima" è in grado di creare cose magnifiche, che spesso noi non ci immaginiamo neanche lontanamente. 

Da appassionata per la musica e da chitarrista (esageriamo un pochino - dovrebbero inventare una parola per differenziare chi lo è di professione e chi, invece, suona solo perché lo fa sentire bene), ho apprezzato moltissimo questo pezzetto di poesia. 
La mano risveglia le note, tocca le corde, ma spinge il suono e le vibrazioni verso i sentimenti. Ti penetra e non puoi non sentirti una persona nuova e migliore. 
Solo poche cose sono in grado di farti sentire così!




Molte volte, quando i libri hanno un grande successo, gli autori si fanno prendere "dall'emozione", come direi io, e scrivono seguiti che sembrano non finire. E alcune volte questo funziona, ma altre non ci siamo proprio. 
La domanda che mi viene da fare è se ne valga davvero la pena. 
Vale la pena rischiare di approfittarne troppo della situazione e del successo momentaneo che si ha, o forse è meglio cercare di tenere i piedi per terra, mantenere una coerenza e uno stile proprio, lasciandoci aspettare, poveri lettori che siamo ;) , un pochino?


Credo nell'importanza della naturalità delle cose, 
nelle potenzialità delle persone, 
ma soprattutto che si debba PONDERARE (cavoli, che parolone che uso oggi ahah) ciò che facciamo, e capire i nostri limiti. 

E anche la perla di saggezza di oggi è stata scritta!

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AUTORE: Rosamunde Pilcher TITOLO: Solstizio d'inverno EDITORE: Mondadori PAGINE: 538 nuova edizione 10,50€ VOTO: 7/10 Rosamunde Pilcher nata Scott (Cornovaglia, 1924), ha lavorato al Foreign Office e, durante la guerra, si è arruolata come ausiliaria della Marina Militare, prestando servizio a Ceylon. Tornata in patria, si è trasferita in Scozia, dove tuttora vive. Nel 1946 ha sposato Graham Hope Pilcher, assumendo il nome con cui è conosciuta in tutto il mondo come una delle più amate autrici di storie romantiche. Ha iniziato a scrivere giovanissima, pubblicando nel 1949 i primi racconti, Half-way to the Moon, con lo pseudonimo Jane Fraser e nel 1955 A Secret to Tell, il primo romanzo pubblicato con il suo nome. Del 1987 è il grande successo di I cercatori di conchiglie. Grandi bestseller sono stati anche Settembre (1990), Ritorno a casa (1995) e Solstizio d'inverno (2000), con il quale ha detto addio all'attività letteraria. Dalle sue opere sono stati tratti circa ottanta film…